©2019 by Massimo Usai.

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Photographer. Blogger. Traveler. Thinker. Storyteller.

 
 

About Me

My Bio

Writing and taking photos has always been a passion of mine, and being able to turn it into a fulfilling career has been one of my greatest dreams. My career started picking up in 1989 when I got my first article published for a local newspaper. Since then, I’ve never looked back and have been improving my writing and photo techniques and developing my style. Read on to learn more about my work and feel free to contact me. I’d love to hear from you.

Man at Desk
 

A Precious Day

November 18, 2019

È un bel venerdì mattina di fine Agosto. La temperatura è dolce e le prime luci del mattino stanno illuminando con gentilezza cose e persone.
La luce che filtra attraverso le grandi vetrate dell’aeroporto, va ad illuminare il mio primo caffè del giorno e il croissant ancora caldo che l’accompagna.
Non ho reali pensieri in testa, se non quello di bermi quel caffè al più presto e raggiungere il gate destinato alla partenza dell’aereo.
Quando voli all’alba sei quasi certo che il tuo aereo sarà in orario ed è cosi presto che dal tabellone scopri che il tuo è solo il quinto aereo che parte da Heathrow questa mattina.
La gente vicino a me sembra che abbia dormito a lungo e bene la scorsa notte, io ho invece la sensazione opposta. Mi sento uno straccio e cerco di evitare gli specchi che vedo attorno a me. Non ho voglia di spaventarmi cosi presto.
Sono settimane che non dormo bene, le ultime quattro settimane sono state intense, troppo intense. Non vedevo l’ora che finissero.
Finire un progetto che è durato 18 anni si è dimostrato più complicato del previsto. Forse non ero preparato per ciò o forse avevo sottovalutato troppe cose.
Non ultimo le persone che stavano vicino a me. Alcuni ottimi amici (gente di cui sapevo che potevo contare), mi sono stati vicino, nel sostegno morale prima di tutto (non ci credete quanto il sostegno “morale”, le parole di incoraggiamento, servissero.) ed anche nel sostegno pratico da parte di molti di loro.
Moltissimi, di contro, erano appesi sull’albero come avvoltoi. Vedevano le difficoltà e cercavano di trovare l’appiglio dove aggrapparsi e approfittare per meri profitti personali.
Ho sopportato perché’ non avevo alternative, ma l’esperienza che ho avuto nell’ultimo anno con le persone, mi ha fatto capire e accettare a me stesso, che chiudere questo Capitolo della mia esistenza, era la cosa giusta da fare.
La porta andava chiusa. Le spalle che ho sono larghe e forti, ma non cosi tanto come pensavo.
Per essere completamente onesto e critico con me stesso, non so se sia colpa esclusiva degli altri, magari sono io che sono cresciuto troppo e non voglio accettare il Gap generazionale che ora c’e’, e che pretendere e volere serietà e rispetto per le cose che si fanno, e’ forse “fuori moda”. Forse è solo il mondo attuale che non capisco più. Diciamo cosi
Forse sono io che vedo i veri valori dei rapporti, decisamente piu’ importanti alle cose materiali, forse sono fuori dai tempi. Qualsiasi sia il motivo ho capito in questo mese che era la “cosa giusta da fare”.
I cambiamenti politici incidono sempre su quello che ci sta attorno e se un tempo non lontano (parlo di fino a tre anni fa) la gente sceglieva di vivere a Londra per quello che la città offriva culturalmente, ora hai tropp gente che viene con l’illusione di diventare ricca.
Si, illusi da discussioni vuote su Facebook o convinti dalle foto spesso illusorie dei propri amici su Instagram.
Sia chiaro, a Londra puoi diventare ricco. È possibile. Ma sia chiaro anche che, se hai le capacità di diventare ricco a Londra, vuol dire che puoi esserlo anche a Milano come a Berlino.
Per tutti gli altri c’è la semplice realtà del quotidiano, dei conti da pagare, dei trasporti che sembrano carissimi, dei turni di lavoro che non finiscono mai, dei soli a fine mese che non bastano mai.
Arrivano con una cultura di base bassissima, al massimo hanno fatto l’alberghiero, e pensano che passando da casa dei genitori con una paga di magari apparentemente 800/900 Euro al mese, sia un grosso passo avanti prenderne 1500/1700 Sterline.
Ma poi c’è da pagare la casa, i trasporti, il mangiare, la corrente e internet, l’acqua e il gas e una settimana prima del nuovo stipendio sei senza soldi.
Non sei mai stato a Fulham anche se vivi a Putney e ti basta attraversare il ponte per andarci e dopo un anno non hai mai visto nessun Museo anche se sono tutti gratis.
Meno che mai sei stato allo stadio anche se il calcio è la tua grande passione e non vai al Cinema perché’ non capisci l’inglese.
Non compri un giornale per lo stesso motivo e ti rinchiudi nella tua camera nell’appartamento che dividi con altre 4/5 persone, a parlare con i tuoi amici in Italia attraverso qualche Social Network e attraverso questo continui a discutere di politica del tuo Paese (anche se in realtà, diciamo la verità, non ne capisci nulla) e ti guardi la Tv e i film a scrocco nella tua lingua.
All’inizio che ho notato questo cambiamento di cultura di chi arrivava a Londra, non ho dato troppo peso alla cosa. Mi facevo la mia vita, avevo i miei amici, ma quando è una costante di furbi, ignoranti e arroganti che ti circondano, non vedi l’ora di scappare ed hai come disgusto anche ad andare a gestire il tuo business personale.
Non lo senti più tuo. Specie se hai avuto la fortuna per i 15 anni precedenti d’avere persone eccezionali, con cui condividevi tutto, diventavano amici e ci andavi assieme al cinema o a vedere una mostra.
Artisti, ingegneri, gente che ora è nella finanza ad alto livello, insegnanti, imprenditori alle prime armi, questo era il tipo di gente che ho conosciuto e frequentato nel mio lavoro per i primi 15 anni, poi ci sono stati questi 3 anni di oblio.
Alla fine, sono stato sfiancato. È stato come essere dentro una discussione infinita su Facebook con uno che capisci che non ha le basi per discutere con te di astrofisica, ma tu sei testardo e vuoi averla vinta e vai avanti per settimana in botta e risposta senza senso con ogni tanto qualche amico del tuo interlocutore si inserisce come faceva Benetti nel Milan tanti anni fa…a gamba tesa.
Alla fine, ho perso. Ed ho associato questa mia sconfitta con quella che poi ho nella vita politica da tre anni a questa parte. Non importa come argomenti e come sei informato e a conoscenza di molti problemi, basta poi un gruppo di gente che è appena uscita dal Pub dopo 5/6 pinte di birra, nel paesello sperduto del tuo Paese, per sconfiggere qualsiasi tua conoscenza o argomentazione.
Il gruppo, il branco, vince. Tu perdi, non perché’ sei ignorante, ma perché’ non parli la loro lingua, fatta di codici particolari, che non capisci, anche se hai capito magari come curare il Polio o come andare sulla Luna.
Ma per tornare a noi, sulla terra, si, ho perso.
“I give up”, come direbbe un inglese e non importa se Peter Gabriel continua a risuonarti nella testa che dovrei “Don’t give up”, quando è troppo e quando si capisce che forse sia hanno anche alcune colpe, è meglio lasciare spazio ad altri, magari più ottimisti di me, magari più combattivi, magari decisamente meglio di me.
Insomma, la mattina fuori è decisamente spettacolare, l’aereo è pronto a partire, a differenza di 20 anni fa non mi porta ad un cambiamento radicale. I trasporti oggi hanno aperto gli spazi e ridotto i tempi e i costi. Non voglio un posto fisso dove vivere, voglio uno spazio più grande. Un luogo che non sia uno solo, ma che sia la combinazione di diversi posti assieme.
C’è bisogno di rinnovarsi, se stessi prima di tutto, senza guardarsi troppo indietro. Non c’è più tanto tempo, non viviamo eternamente e non voglio vivere per sempre.
Non posso accettare che la gente mi sopporti a lungo. Ho fatto cose di cui sono orgoglioso e altre sbagliate. Non che mi vergogni, ma che erano o sono sbagliate.
Ho fatto errori perché’ se fai cose fai errori. Avrei potuto fare meno e conseguentemente sbagliare di meno. Sarebbe stato facile. Avrei avuto meno nemici e tutti mi considerebero “quel bravo ragazzo”, ed invece c’è anche chi pensa che non lo sia.
Chiedere scusa per tutto quello che ho fatto di sbagliato e che non mi sono accorto di sbagliare è il minimo che posso fare quando l’alba è cosi bella.
Le scuse sono sincere, cosi come gli errori che ho fatto erano sinceri. Ma spero che abbia fatto anche qualcosa di buono, che abbia fatto felice gente e abbiano vissuto con me momenti indimenticabili cosi come lo sono stati per me.
Non rinnego nulla del passato, perché’ ho semplicemente vissuto, nulla di più. Ma voglio guardare al futuro sapendo ed usando quello che ho fatto fino ad oggi. Sarà diverso, sarà nuovo e sarà interessante viverlo questo futuro. Speriamo che sia lungo e che le albe siano sempre belle come questa attuale.
Scusate, ma il comandante dice che devo spegnere il computer. Si parte.

 
Desk with Book

"Not until we are lost do we begin to understand ourselves"

Henry David Thoreau

 
 
 

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